11/03/2019

Isteria digitale

Blog / Inspirational / Isteria digitale

Un futuro compromesso dalla “tecnologia a tutti i costi”?

Lo strumento fondamentale per la manipolazione della realtà è la manipolazione delle parole. Se puoi controllare il significato delle parole, puoi controllare le persone che devono usare le parole.

Philip K. Dick, How To Build A Universe That Doesn’t Fall Apart Two Days Later

In Youston sogniamo un mondo digitale in continua espansione.
Ed è proprio questo desiderio di esplorazione e superamento dei confini che ci guida nella realizzazione dei progetti ai quali prendiamo parte.

Ma cosa succede quando il desiderio di applicazione della tecnologia prevarica l’utilità, la sensatezza?
Che futuro si prospetta ad un mondo che, preso dalla frenesia della digitalizzazione, troppo spesso punta in maniera irrazionale ed improvvisata sul web? Che rapporto ci sarà tra essere umano e tecnologia?

Allo stato attuale quello che temiamo possa configurarsi altro non è che la concretizzazione di uno di quei mondi distopici che Philip Dick – descriveva nei suoi romanzi di fantascienza.

Oggi lo conosciamo per aver ispirato Blade Runner o Minority Report, ma Philip Dick scrisse numerosi romanzi e racconti brevi, molti dei quali passarono inizialmente inosservati e lo costrinsero ad una vita emarginata e marginale.

Strani tempi, quelli in cui viviamo. Possiamo viaggiare dovunque ci piace, anche sugli altri pianeti. Ma per che cosa? Per starcene seduti un giorno dopo l’altro, mentre il nostro morale e la nostra speranza ci abbandonano.

La svastica sul sole

Un futuro non poi così assurdo quello immaginato da Dick: un mondo in cui lo sviluppo tecnologico ha raggiunto l’esasperazione, diventando un costume ricorsivo nella vita delle persone, caratterizzato da sistemi e automatismi alienanti, controllo delle coscienze, realtà parallele e schizofreniche.
Non un granché come futuro insomma…

Come la maggior parte delle persone, Rick si era spesso chiesto quale fosse il vero motivo per cui un androide girava a vuoto senza speranza quando veniva sottoposto a un test per la misurazione dell’empatia. L’empatia, evidentemente, esisteva solo nel contesto della comunità umana, mentre qualche grado di intelligenza si poteva trovare in qualsiasi specie e ordine animale, arachnida compresi. La facoltà empatica, tanto per cominciare, richiedeva probabilmente un istinto di gruppo integro; un organismo solitario, per esempio un ragno, non saprebbe cosa farsene; anzi, l’empatia tenderebbe ad atrofizzare la capacità di sopravvivenza del ragno. Lo renderebbe conscio del desiderio di vivere insito nella preda. Di conseguenza tutti i predatori, compresi i mammiferi altamente evoluti, come i felini, morirebbero di fame. L’empatia, aveva concluso una volta, deve limitarsi agli erbivori o comunque agli onnivori, che possono astenersi da una dieta a base di carne. Perché, in fondo, il dono dell’empatia rendeva indistinti i confini tra vittima e carnefice, tra chi ha successo e chi è sconfitto.

Ma gli androidi sognano pecore elettriche?

Noi di Youston vogliamo immaginare un futuro nel quale il progresso non debba necessariamente compromettere la coscienza morale delle persone; un futuro in cui, piuttosto, sarà proprio tramite lo sviluppo tecnologico che l’essere umano potrà evolvere ed espandere la propria identità.

Da questa idea di espansione tecnologica “emotivamente” sostenibile sono nate le nostre storie, racconti distopici di mondi possibili in cui l’espansione scriteriata e il progresso tecnologico dissennato portano i device a prevaricare sulle relazioni umane.
Abbiamo immaginato mondi dove il “quanto” vince sul “come”, in cui l’ambizione di approfondimento viene sconfitta dall’omologazione, dando vita ad una realtà intangibile, plasmata dal filtro digitale.

Il futuro che raccontiamo è la proiezione antiutopica di uno scenario tristemente già piuttosto familiare, in cui la digitalizzazione “a tutti i costi” vanifica l’utilizzo della tecnologia come strumento intelligente utile alla semplificazione della vita.

Quando si vive dentro, al sicuro, e si guarda fuori, e il muro è percorso da corrente elettrica e le guardie sono armate, perché mai si dovrebbe pensare alle sofferenze altrui?

Un oscuro scrutare

A questo punto vi potreste chiedere: perché mai una digital agency dovrebbe impostare la propria comunicazione di brand su concetti così malinconici, rischiando in questo modo di penalizzare l’immediatezza del messaggio aziendale?

Beh, per noi la malinconia è il sentimento simbolo della nostra umanità, creature finite che aspirano all’infinito della conoscenza: sfruttare questa emozione come leitmotiv comunicativo ci aiuta a conservare sempre la nostra bussola morale. Il mondo Youston è una realtà fatta di codici, di snippet, di target audience, di bug, di conversioni, di pixel, di colori esadecimali, di console.log, di plugin, di librerie javascript, di performance, di automazione, di media query…
La nostra vita è indissolubilmente legata alla tecnologia digitale, non potremmo e non vorremmo farne a meno in nessun modo. Però non vogliamo nemmeno rischiare di perderci, di dimenticare che c’è anche una realtà altra di cui dobbiamo prenderci cura. E così ci siamo creati un immaginario youstoniano che ci sia sempre da memento della nostra bellissima umanità e che ci ricordi quanto perfetta sia la nostra imperfezione.

Una gioviale scossetta elettrica, trasmessa dalla sveglia automatica incorporata nel modulatore d’umore che si trovava vicino al letto, destò Rick Deckard. Sorpreso — lo sorprendeva sempre il trovarsi sveglio senza alcun preavviso — si alzò dal letto con indosso il pigiama multicolore e si stiracchiò. Ora, nell’altro letto, anche Iran, sua moglie, dischiuse gli occhi grigi, tutt’altro che gioviali, sbatté le palpebre, quindi gemette e li richiuse.

Ma gli androidi sognano di pecore elettriche?

via GIPHY